Provo un dolore che non si può spiegare e tanto meno capire, un dolore con cui vivrò a vita.

Ho abortito, e provo un dolore che non si può spiegare.

Ho 20 anni, compiuti esattamente il 14 aprile. Ho un ragazzo di 24 anni da 1 anno e 7 mesi, io ancora vado a scuola, tra pochi giorni avrò l’esame di maturità, lui lavora ma purtroppo non guadagna abbastanza. Era parecchio tempo che fantasticavamo sull’avere un bambino, più lui che io, anche se ogni tanto tra me e me pensavo a quanto in effetti sarebbe stato bello avere una vita che crescesse dentro me. Ma erano solo fantasie.

Questi mesi che sono ormai passati, mi sentivo strana, una stanchezza e debolezza che non avevo mai avuto, mal di testa costante, una nausea perenne che mi tormentava ininterrottamente dalla mattina alla sera, soprattutto la mattina, soprattutto quando ero in macchina, ed io, di mal di macchina, non ho mai sofferto. Ero sfinita da tutto questo malessere, ormai erano mesi che andava avanti, pensavo fosse la cervicale visto che ultimamente ne soffrivo spesso, fino a che, nell’ultimo periodo, ho iniziato ad avere sospetti su una gravidanza, anche se ero convinta che non fosse così. Ho iniziato ad informarmi su internet, e tutto portava ai classici sintomi di una donna incinta.

Così, il 7 aprile mi sono decisa a comprare un test di gravidanza, dopo scuola torno a casa con il mio ragazzo e senza dire niente a mia madre ci chiudiamo in bagno e faccio il test. Risulta immediatamente positivo, a quel punto ero impaurita, contenta, emozionata, ansiosa, guardo il mio ragazzo e ci sorridiamo e subito ci domandiamo: e ora? Come facciamo a dirlo ai nostri genitori? Tutti e due eravamo felicissimi e non vedevamo l’ora di poter iniziare a vivere questo fantastico e unico momento. Veniamo sommersi da migliaia di domande e paure, ma non diciamo niente, continuiamo a fare finta di niente, fino a che, la sera, prendo coraggio e lo dico a mia mamma: lei era incredula, aveva una faccia spiazzata mi guarda e mi dice: che vuoi fare? E senza alcun dubbio le dico: sono contentissima voglio tenerlo!!

Ha iniziato a farmi il lavaggio del cervello, dicendomi che non avrei trovato un lavoro, che questa cosa mi avrebbe tarpato le ali, che era una cosa troppo grande per me che sono ancora troppo piccola, che la situazione economica era un grande problema, che non avevamo una casa né niente da cui partire ma che la scelta comunque era la mia. Per me niente di tutto ciò era un problema, sapevo che una soluzione l’avrei trovata, che io quel bambino lo volevo a tutti i costi e anche se l’avevo saputo da solo poche ore già ero completamente affezionata a lui/lei.

Decido di non darle retta e di portare avanti la mia decisione, e la sera stessa andiamo a casa del mio ragazzo io e lui a dare la notizia ai suoi. Il papà contento, la mamma scoppia a piangere dicendo che questo bambino ci avrebbe rovinato la vita, che non sarebbe stato bene, che ancora non eravamo pronti, da lì abbiamo iniziato ad avere dei dubbi, forse scegliere di tenerlo era una cosa egoista, per stare bene io avrei fatto stare male lui/lei perché non avevamo niente da dargli se non tanto tanto amore. Abbiamo iniziato a subire la pressione di tutti, tutti dicevano sempre le stesse cose, il lavoro, i 20 anni, i soldi, la casa…problemi che io però, non riuscivo a vedere ma che comunque mi tormentavano perché avevo paura per il mio bambino. Ho pensato ogni giorno se tenerlo fosse la cosa giusta, non pensavo più a niente che non fosse lui e l’amavo..dio quanto lo amavo! Era il MIO BAMBINO.

Cercavo conforto e una risposta dal mio ragazzo, avevo bisogno di sentire vicino a me almeno lui, visto che ormai ero sola contro tutti, e mano a mano che passavano i giorni, lui era sempre più convinto che tutti avessero ragione, insomma, non lo voleva più. Mi è crollato il mondo addosso. Mi sono trovata davanti ad una scelta così grande e così importante ed io ero così fragile, così piccola e così sola che non riuscivo più a reagire di fronte a tutto questo. Vedevo la cattiveria in tutti, ho iniziato ad “odiare” tutti, non capivano, nessuno mi capiva, nessuno poteva sapere cosa volesse dire sentirlo dentro me ogni giorno per tutto il giorno, sempre.

Tanto meno il mio ragazzo, che non si era affezionato neanche un po’ all’idea di questo bambino, suo figlio, lui era preoccupato per me, non per il destino del nostro bambino. Continuavo a non capire come potesse essere possibile che non muovesse un dito per proteggere la vita di suo figlio, ma la notizia più bella e allo stesso tempo più brutta, è stata il giorno in cui ho fatto la prima ecografia, ero di 11 settimane ma il ginecologo non riusciva bene a capire, dal quel momento è stata un’angoscia totale, mi dicevano di abortire, che non avevo soluzione, che avrei solo fatto del male al bambino e me lo ripetevano in continuazione ed io non sapevo più che fare.

Iniziai a pensare che forse avevano ragione, che stavo agendo egoisticamente, che quel bambino meritava una vita migliore di quella che io potevo dargli, così iniziai a dargli retta sul l’aborto anche se ogni giorno per me era un pianto continuo, un dolore straziante e la cosa peggiore è che dovevo sbrigarmi a decidere perché ormai avevo poco tempo e tutti mi mettevano pressione. Così per sicurezza ho fatto tutte le pratiche per poter abortire, ma non pensavo più con la mia testa e con il mio cuore ma con quello degli altri e del mio ragazzo.

Così, alla visita per l’aborto, facendomi una vera e propria ecografia, la dottoressa mi dice che ero di 11 settimane e 6 giorni, mi ha detto anche che era difficile fare le foto e misurare la grandezza del mio bambino perché si agitava molto, ed era tutto rannicchiato. Sono scoppiata a piangere, ho pensato: ma che cosa sto facendo?! Non posso permettere una cosa del genere, è il mio bambino e di nessun altro, non posso lasciarlo morire per il volere degli altri, non mi importa se sarà difficile e rischioso, io lo voglio a tutti i costi.

Quel giorno l’ho anche visto nell’ecografo. Finita la visita chiamo il mio ragazzo, gli racconto di quanto fosse stato bello quel momento e di quanto lo volevo, ma non era convinto, è solo riuscito a dirmi: secondo me non è il momento giusto, è meglio che abortisci ma se decidi il contrario io ci sono comunque. Queste parole non mi sono bastate, mi hanno fatto male e tanto, come poteva anche solo pensare certe cose?! Come poteva preferire che suo figlio morisse perché lui aveva paura?! Ho raccontato a mia madre di quanto fosse stato bello per me vedere il bambino nell’ecografo e la sua risposta è stata: basta basta non dire niente non ci pensare, devi abortire!

Non ho potuto fare a meno di pensare: che persona è?! Io sto dando retta ad una persona che dice di volere solo il mio bene e peró chiama il mio bambino “coso” e non vuole altro che io mi levi questo “peso” ( lo chiamavano anche così) In tutto ciò mio padre era all’oscuro di tutto, avevo il terrore di come potesse reagire, è un uomo molto all’antica, molto severo e per lui questa sarebbe stata l’ennesima delusione. Si sarebbe arrabbiato, e tanto

. Ero spaventata da morire, triste, sola, confusa, impaurita, e l’intervento sarebbe stato il giorno dopo. Non sapevo più che fare, volevo solo sparire e scappare, io lo volevo quel bambino, più di ogni altra cosa, e sapere che era già così grande mi straziava ancora più l’anima, non potevo abortire. Il giorno dopo sarebbe stato anche il mio compleanno e allo stesso tempo il giorno più brutto della Mia vita, perché avrei ucciso quel piccolo angelo. Ho cercato conforto tutta la sera nel mio ragazzo, gli ho detto di darmi retta, di non farsi influenzare da quello che pensavano e volevano i nostri genitori perche quella era una cosa solo nostra, nostra e basta.

Gli ho fatto capire quanto lo volessi e che però avevo bisogno del suo appoggio perché da sola non ce l’avrei fatta ad affrontare tutto, ero io contro tutti, il mio bambino non lo voleva nessuno. Lui però ha continuato a dirmi che non era la scelta giusta, che sarebbe stata troppo difficile, che non lo voleva. Mi sono sentita morire, per l’ennesima volta ero sola, completamente. Ho pianto, dio solo sa quanto ho pianto in quei giorni, quanto ho sofferto, quanto ho odiato tutti. Il giorno dopo mi hanno svegliata, dovevo abortire, così mi sono alzata, sono scoppiata a piangere, ho pianto tutto il tempo, non ho parlato con nessuno, non ho più pensato, ero un vegetale, non sapevo neanche cosa stessi facendo, così sono entrata in sala operatoria, non ho salutato mia madre, mia sorella, il mio ragazzo e sua mamma, nessuno. Hanno inIziato a farmi le flebo, a dami le pasticche per indurre l’aborto, e io piangevo, disperata, volevo scappare volevo lasciar perdere tutto e tenermi il mio bambino.

Ma ormai ero rassegnata, non avevo più nessuno, nessuno che mi avrebbe aiutata, nessuno che volesse il piccolo, avrei dovuto subire tutto da sola, i miei genitori mi avrebbero odiata come tutti gli altri. Così l’ho fatto. Mi sono svegliata dall’anestesia e mentre ero ancora addormentata piangevo, mi sono svegliata piangendo. Sono uscita, avevo mille dolori, quello più grande nel cuore, un dolore straziante che leva il respiro, un senso di colpa, un rimorso, la consapevolezza di aver fatto l’errore più grande della mia vita, non posso più tornare indietro, ancora non riesco a realizzare a quello che ho fatto, solamente quando sono cosciente penso: ma che cosa ho fatto?!

Che persona schifosa sono?! Sono circondata da persone orribili, io rivoglio il mio bambino. IL MIO BAMBINO. Non riesco a trovare pace, mi sento vuota, non mi entusiasma più niente, non riesco a provare più niente, solo tanto odio e tanto tanto dolore. Un dolore che non si può spiegare e tanto meno capire, un dolore con cui vivrò a vita. Ho ucciso il mio primo bambino. E non per volere mio. La paura, ha preso il sopravvento e non ho più il mio bambino. Sono morta anch’io insieme a lui. Ciao amore mio, ti ho amato per breve tempo ma intensamente, più di qualunque altra persona. Non ti avrò più, ti ho perso per sempre. Questa è la mia storia, e vorrei condividerla con voi.

-S.

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